HO VOGLIA DI TE by FEDERICO MOCCIA

HO VOGLIA DI TE by FEDERICO MOCCIA

Author:FEDERICO MOCCIA [MOCCIA, FEDERICO]
Format: epub
Published: 2010-03-29T22:00:00+00:00


"Guarda che mi cambio solo perché sono le undici e ho finito

la mia ora di allenamento."

"Sì, certo."

Mi guarda un attimo perplessa, con il sopracciglio tirato su, poi

lo lascia andare e sorride.

"Ok." Capisce che gliel'ho data vinta.

"Ci metto un attimo, ci vediamo al bar della palestra, lì in

fondo."

Vado anch'io a cambiarmi. Che lotta. Non so se è meglio dentro

il ring o fuori. Tiro fuori le chiavi dell'armadietto e comincio a

cambiarmi. Ma che c'avrà poi di speciale? Mi butto sotto la

doccia.

Sì, ok, un bel culo, un bel sorriso... Trovo uno shampoo lasciato

da qualcun altro e me lo rovescio in testa. Sì, è anche una tipa

divertente,

le palestre a vela. La battuta pronta. Però è uno sfinimento.

Sì, ma quant'è che non ho una storia come si deve? Due anni.

Però come si sta bene. Libero e bello. Rido come un coglione

mentre lo shampoo dolciastro mi si infila negli occhi, cazzo.

Brucia.

Niente rotture: che fai stasera, che facciamo domani, che si fa

per il weekend, ti richiamo dopo, dimmi che mi ami, tu non mi

ami più, ma come non ti amo, chi era quella, perché c'hai parlato,

con chi stavi al telefono? No, non esiste. Mi sono ripreso da

poco,

sempre che mi sia ripreso. Voglio le "calendarine". Il primo di

ogni

mese quella, il due l'altra, il tre un'altra ancora, il quattro

chissà,

anche niente magari, il cinque quella figa straniera incontrata

per

caso, il sei... Il sei... Sei solo, lo sai. Sì certo, ma che mi

frega, non

voglio impaludarmi. Mi asciugo e mi infilo i pantaloni. Non voglio

dare spiegazioni. Mi chiudo la camicia e prendo la borsa. Vado

verso

l'uscita. Non la saluto neanche, tanto la becco più tardi al

Teatro

delle Vittorie. Ah, no. Oggi non c'è convocazione per loro. Va

be', glielo dico domani quando la vedo. Capirai, quella è capace

di

ripiombare a casa mia e farmi la piazzata. Se non ci sono io,

becca

Paolo. Con Paolo ha gioco facile, lo sfonda. Capirai, la

prenderebbe

per una belva umana, una furia, una tigre. Che palle! La devo

pure aspettare. Chissà quanto ci metterà a prepararsi. Che tipo

di donna sarà? Sofisticata, menefreghista, spendacciona, attenta

al

soldo, folle, cocainomane, mignotta, impossibile? Arrivo al bar e

ordino un Gatorade non troppo freddo.

"A cosa mi scusi?"

"All'arancia."

Poi le risposte arrivano quasi da sole. Gin è naturale, selvaggia,

elegante, pura, appassionata, antidroga, altruista, divertente.

Poi

rido. Ma che palle! Magari è ritardataria e la dovrò aspettare.

Sborso 2 euro, levo il tappo e bevo il Gatorade. Mi guardo

intorno.

Un tipo agghindato da post allenamento legge "il Tempo".

Mangia a ripetizione piegato su un riso scondito, colorato qua e

da qualche chicco di mais e da un peperone capitato lì per caso.

Al

tavolo vicino un altro pseudomuscoloso chiacchiera con una ragazza

con tono falso. Si mostra eccessivamente allegro a qualunque

cosa lei gli risponda. Due amiche progettano chissà cosa per

un'ipotetica vacanza. Un'altra racconta alla sua amica del cuore

quanto si sia comportato malissimo un lui. Un ragazzo al bancone

ancora sudato per la serie appena fatta, uno già cambiato. Una

ragazza

che beve un frullato e va via, un'altra che aspetta chissà che

cosa. Cerco il viso di quest'ultima nello specchio di fronte al

bancone.

Ma è coperta dal ragazzo addetto al bar. Poi lui serve qualcosa

e se ne va scoprendola.



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